Centenario della visita di Guglielmo Marconi
alla stazione radiotelegrafica
di Monte Cappuccini ad Ancona
5 - 10 agosto 1904
QUANDO il Comitato
Regionale mi ha delegato a rappresentare le dieci Sezioni marchigiane
alla presentazione dei libro la conquista dell'Etere scritto dall'amico
Filippo Pacelli non avrei mai pensato di trovare su questa pubblicazione
un capitolo relativo alla venuta di Guglielmo Marconi ad Ancona, proprio
100 anni fa per dimostrare le sue teorie, dall'alto di Monte Cappuccini,
circa l'influenza della luce solare sulle comunicazioni a grande distanza.
Questo evento è sconosciuto ai più tanto che ne ho voluto
subito parlare con la dott.ssa Barbara Valotti, responsabile del
Museo Marconiano a Pontecchio, anch'ella presente alla prima del libro. Mi
sarei attivato al più presto per una ricerca storica.
Dovete sapere che ad Ancona, nacque nel 1860 il quotidiano "L'Ordine
Corriere delle Marche" oggi "Corriere Adriatico".
Le varie proprietà succedutesi hanno sapientemente custodito
tutto l'archivio storico dei tempi. E grazie alla dirigenza del Corriere,
siamo riusciti a venire a conoscenza per mezzo delle sue cinque edizioni
che vanno dal 5 ai 10 agosto 1904 i minuziosi quanto coloriti articoli,
che raccontano tutti i fatti accaduti durante il ricevimento dell'illustre
ospite ad Ancona. Ma soprattutto devo ringraziare il nostro "gancio"
Filippo Pacelli che tramite il suo volume edito da MEF l'Autore
Libri Firenze mi ha permesso di intraprendere questa splendida
ricerca che va ad aumentare la già ricca memoria marconiana.
L'articolo che segue riporta i paragrafi più significativi desunti
dalle cinque edizioni dei giornale oltre alla documentazione pubblicata
su "la conquista dell'Etere".
Infine per ricordare questi fatti accaduti 100 anni or sono sarà
attivata proprio da Monte Cappuccini nei giorni 7 e 8 agosto 2004 la
stazione commemorativa con nominativo IY6GM.
La posa di una targa a ricordo sotto l'antico faro sarà la degna
riconoscenza al grande inventore e a tutti coloro che si sono succeduti
agli apparati della stazione radiotelegrafica.
il vecchio faro
Venerdì 5 agosto 1904
- La Regia Nave Sardegna parte da Bari con a bordo Guglielmo
Marconi e il Ministro delle Poste e Telegrafi Steliuti-Scaia, alla volta
di Ancona.
- La stazione radiotelegrafica di Monte Cappuccini dal 1° agosto
non presta più esclusivamente servizio per la Regia Marina, ma
anche pubblico e commerciale. La tassa per i radiogrammi è di
63 centesimi a parola. Il raggio di azione è di 300 chilometri.

l'ultima antica postazione dei telegrafo (è possibile
vedere le fasce di vernice bianca e nera)
Il vecchio faro di Monte Cappuccini con l'ultimo semaforo
Sabato 6 agosto 1904
- Alle ore 16 circa, la R.N. Sardegna è giunta ad Ancona
e si è ancorata fuori dal porto ali'aitezza dei Duomo.Con una
lancia della stessa nave, montata da diciotto vogatori, la Giunta Comunale
di Ancona ed altre autorità muovono dal moío verso la
corazzata per porgere il benvenuto a Guglielmo Marconi.
- Alle 17 il Ministro Steiluti, Marconi, il comandante della Sardegna
ed il suo aiutante di bandiera scendono sulla banchina dei porto di
Ancona gremita di folla mentre le bande suonano la marcia reale. Marconi
veste dì chiaro e cappello "Panama".
Ad attendere gli illustri ospiti ci sono quattro landeau che li trasporteranno
sino ai Cappuccini.
- La stazione radioteiegrafica distava circa venti metri dal posto semaforico
ed un funere maggiore della Regia Marina ne era il capo posto. Marconi
gli chiese varie informazioni e con il suo assistente Kemp illustrò
ai presenti il funzionamento della stazione trasmettendo inoltre alcune
parole.
Fuori della stazione erano installate due torri in ferro alte circa
venticinque metri controventate con cavi metallici. Tra i due tralicci
è tesa una corda di acciaio con agli estremi gli isolatori. Alla
corda sono assicurati i fili conduttori ricoperti, i quali riuniti poi
in un solo filo, entrano in stazione attraverso un isolatore nel centro
di un'apposita finestra.
Il fabbricato della stazione contiene inoltre il locale ove sono collocati
i manipolatori per la trasmissione e gli apparati riceventi. L'ufficio
telegrafico è quello già esistente presso il semaforo,
che è collegato con un cavo speciale alla Centrale Telegrafica
di Ancona.
C'è poi la sala macchine dove un motore "Didjou" a
benzina di sei cavalli aziona una dinamo che genera l'energia elettrica
necessaria ai funzionamento della stazione stessa.
Racconta il cronista del tempo: " ...l'energia elettrica che
si sviluppa al tocco del manipolatore (tasto) è fortissima e
dai grossi rocchetti parte una scintilla producente un rumore secco,
come una frustata di canna d'India su un tavolo".
Marconi sottolineò l'ottima ubicazione della stazione riservandosi
di tornarci il giorno seguente per eseguire gli esperimenti sulla sintonizzazione
degli apparati.
- Alle ore 20 si tenne un suntuoso banchetto presso l'Hotel Vittoria
offerto dal Municipio di Ancona. Oltre a Marconi, gli ospiti erano il
Ministro Stelluti, il cornandante della R.N. Sardegna comm. Nicastro,
il generale on. Pistoia, l'assistente Kemp ed il segretario di Marconi
sig. Kershaw.
- Ore 21:30 Marconi torna a bordo della Sardegna con la lancia che filava
sui mare tranquillo mentre centinaia di voci lanciavano nell'aria il
grido entusiastico di Viva Marconi!
Domenica 7 agosto 1904
- Ore 9:15 Marconi, l'assistente Kemp e il segretario Kershaw
nonché il comandante del Sardegna Nicastro e il capitano
di corvetta Quintino Bonomo comandante la R.N. Colonna giunta ad Ancona
in mattinata, si portano alla stazione radiotelegrafica di Monte Cappuccini
ove si tratterranno sino alle ore 11 per condurre esperimenti.
- Ore 11 il ricevimento in Comune. in piazza del Municipio le guardie
urbane ed i pompieri in alta uniforme sono schierati all'entrata dei
Comune, dal cui balcone pendono la bandiera nazionale e quella di Ancona.
Vecchio faro
- Ore 22 grande ricevimento ai Casino Dorico dove Marconi
dovette affacciarsi per rispondere alle acclamazioni della folla. E
rivolgendosi al comandante Nicastro disse commosso: "è
proprio sorprendente!"
Mentre gli ufficiali delle navi si trattennero sino a tardi per
il ballo, lo scienziato e i comandanti dei Sardegna e dei Colonna, indossati
abiti da lavoro in una stanza appositamente allestita, alle 23:30 presero
la strada per Monte Cappuccini alla volta della stazione radiotelegrafica
dove passeranno la notte per gli esperimenti.

il vecchio faro con la lanterna e la casa dei
fanalista ora demolita (1952)
Lunedì 8 agosto 1904
- Trascorsa da pochi minuti la mezzanotte del 7 agosto Guglielmo Marconi
e il suo seguito sono all'interno della stazione per ricevere i segnali
che l'altra stazione da Poldhu in Cornovaglia, distante 1750 chilometri,
avrebbe trasmesso secondo ordini ben precisi. Dalle una alle quattro
(ora di Roma) doveva eseguire trasmissioni della durata di dieci minuti
a intervalli di cinque minuti. Ogni trasmissione doveva essere così
costituita : tre capito, un punto fermo, venti lettere "V"
un punto fermo e tre capito finali. L'ultima trasmissione poi, doveva
comprendere una breve frase di saluto e il nominativo della stazione.

Veduta di Ancona con la sommità di Monte Cappuccini
Alle una meno qualche minuto Marconi, dopo aver opportunamente
sintonizzato gli apparati con la stazione di Poldhu, si mise in ascolto
al detector ed alcuni istanti dopo porse il ricevitore al comandante
della nave Sardegna e successivamente a tutti i presenti, compreso il
capo semaforista Battelli e agli altri suoi dipendenti. Tutti poterono
constatare con meraviglia la chiarezza e la forza dei segnali, principalmente
in considerazione sia della limitata capacità dell'aereo della
stazione, sia dei gran tratto di terre montuose interposte tra Monte
Cappuccini e Poldhu, e sia, infine, perché quest'ultima stazione
adoperava soltanto la quarta parte dell'energia disponibile.
Per dare un'idea della forza con cui si percepivano i segnali di Poldhu,
basterà paragonarla a quella dei suoni che abitualmente si udivano
al detector, dovuti ai segnali di una stazione distante circa trenta
o quaranta chilometri e che trasmetteva con una scintiila di 6 o 7 mm.
Quando si pensa inoltre che il detector adoperato fu quello della stazione
di Monte Cappuccini, e cioè uno dei regolamentari della Regia
Marina, il cui ricevitore telefonico, per quanto buono, non poteva ritenersi
un campione di sensibilità. si comprenderà maggiormente
la sorpresa di allora per il felice risultato ottenuto.
I metodi per ottenere risultati così sorprendenti erano tanto
semplici e sicuri che si poterono ottenere ricezioni da Poldhu non solamente
nelle notti seguenti nella stessa stazione di Monte Cappuccini, ma anche
successivamente nella stazione di Torre Piloti, sulla Regia Nave Sardegna
e persino sulla Regia Nave Colonna il cui aereo, sebbene avesse
lo sviluppo superiore all'ordinario, aveva un'eievazione sul ricevitore
di soli 17 metri. inoltre Marconi voile far constatare ai presenti gli
effetti della luce solare sulle comunicazioni a grande distanza.
E' noto che l'influenza della luce tende a ridurre la forza dei segnali
e quindi la portata dellatrasm issi one. Questi medesimi risultati furono
ottenuti a bordo dal personale imbarcato in seguito alle istruzioni
ricevute dallo stesso scienziato.

il vecchio faro con l'iscrizione di PIO IX
|
Negli almanacchi e negli opuscoli dei panageristi
che riportano le elargizioni benefiche del Pontefice per opere
di pubblica utilità che solennizzarono l'ultimo viaggio
di PIO IX nelle Marche non si fa cenno al Faro di Monte Cappuccini,
ma per trovare le ragioni ideali per la costruzione del Faro
si deve sicuramente risalire alla visita nel Maggio 1857 di
PIO IX ad Ancona.
Infatti in una nota in calce ad una pubblicazione del Montaiuti
si rileva che PIO IX,
appena un mese prima della sua visita ad Ancona, aveva disposto
che in città fosse istituito, a cura e spese del Governo,
un osservatorio magnetico.
Il Faro seguì questa istituzione. La posizione di Monte
Cappuccini era ideale. Il nuovo Faro alla Fresnel, che appariva
su una torre cilindrica soprelevata ad una base rettangolare
parallelepipeda, aveva il centro del fuoco a m. 123.82 sul livello
del mare: il suo apparato era di luce bianca ruotante, allora,
i lampi di 45 in 45 secondi ed ogni lampo era preceduto di quattro
secondi da un chiarore meno vivo, in quanto il fuoco fisso era
sempre acceso per non far perdere di vista il fanale dai naviganti. |

Mercoledì 10 agosto 1904
- Alle 3:15 Guglielmo Marconi unitamente al comandante Bonomo,
all'assistente Kemp e al resto dei seguito tornarono alla stazione di
Monte Cappuccini. Poldhu aveva ricevuto ordine di fare le solite trasmissioni
dalle quattro alle, sette (ora di Roma). Fino alle quattro e venticinque
i segnali giunsero, come al soiito, forti e ben distinti: diventarono
notevolmente più deboli dalle quattro e trenta alle quattro e
quaranta, sino a rendersi assolutamente impercettibili alle quattro
e cinquanta e cioè ventitré minuti prima che il Sole sorgesse
all'orizzonte. E' inutile dire che anche questi risultati furono controllati
con meraviglia da tutti i presenti.
- Alle 7:30 Marconi lascia definitivamente la stazione radiotelegrafica
di Monte Cappuccini.
- Ore 12:30 le Autorità dei Comune di Ancona si recano a bordo
della Regia Nave Sardegna per il commiato. Guglielmo Marconi, con quella
modestia che gli è propria, che dei resto si trova sempre negli
uomini veramente sommi, insistè nel riaffermare che le onoranze
tributategli erano superiori ai suoi meriti di semplice lavoratore.
Alle ore 12:40 la Sardegna levava l'ancora diretta a Venezia
mentre la Regia Nave Colonna, che l'aveva anticipata di circa un'ora,
era già in rotta per la città lagunare.
Gianfranco Gervasi, I6GFX A.R1 Sezione di Ancona
La conquista Marconi: Marchigiani in prima linea
di Filippo Pacelli
MARCONI fin
da ragazzo affascinato dai fenomeni elettrici, riusciva a riprodurre
all'interno di quattro mura delle scariche d'onde elettromagnetiche
avvicinandosi così alle reali condizioni di una scarica elettrica,
ovviamente con intensità minori, che normalmente riscontriamo
in un temporale.
E' questa innata passione per l'elettricità che ha fatto di lui
quel prezioso scienziato italiano di fama mondiale che è stato.
Diversi anni prima, per Calzecchi Onesti, noto scienziato marchigiano
nato a Lapedona (AP) il 15/12/1853, morto a Monterubbiano il 22/11/1922
(più anziano di Marconi) e laureato in fisica presso l'università
di Pisa, non fu poi così diverso; le sue ricerche spaziavano
in diversi campi, quali l'elettricità, l'acustica, la meteorologia
e la termometria.
Nel 1884, durante il periodo di insegnamento a Fermo, e quindi avendo
a disposizione per le proprie ricerche soltanto le modestissime attrezzature
che poteva offrire un liceo, e per di più di provincia, a seguito
di una serie di esperimenti scopri la proprietà che le polveri
metalliche hanno di acquistare una notevole conducibilità elettrica
in seguito a svariate eccitazioni come extracorrenti, scariche elettriche,
induzione elettrostatica, ecc.... e costrui il suo "tubetto a limatura"
che molti anni dopo, con il nome di COHERER, fu usato da Marconi come
rivelatore di onde elettromagnetiche, nel suo primo apparecchio di telegrafia
senza fili.
I risultati degli esperimenti sulla conducibilità elettrica delle
polveri metalliche vennero resi noti da Calzecchi Onesti in tre articoli
pubblicati dalla rivista "Nuovo Cimento" tra il 1884 e il
1886, dove ci si limitava però a descrivere il fenomeno, senza
indagare a fondo sulle cause che lo determinano.
Sei anni dopo i fisici Eduard Branly e Oliver Lodge usarono, per le
loro ricerche sulla natura delle onde elettromagnetiche scoperte da
Hertz, dei tubi a limatura metallica, molto simili a quello ideato da
Calzecchi Onesti, che quindi è l'inventore dei coherer, mentre
è erronea l'attribuzione che talvolta se ne dà a Branly.
Anche Marconi riconobbe che fu a seguito degli articoli di Calzecchi
Onesti che per la prima volta venne a conoscenza della descrizione dei
coherer, che dìvenne una parte così importante dei suo
apparato di radiotelegrafia.
In sintesi, Calzecchi Onesti che fu l'inventore di quel prezioso tubetto
di vetro, successivamente chiamato da Oliver Lodge "coherer",
e utilizzato da Marconi come rilevatore di onde elettromagnetiche, lo
realizzò come dispositivo per rilevare i fulmini; in sostanza
era un interruttore comandato da impulsi elettrici, ecco perché
appena ideato veniva utilizzato soprattutto come "Storm Detector".

Copertina dei libro "La conquista dell'Etere"
Ciò che fu iniziato da Calzecchi
Onesti, fu successivamente "consacrato" da Marconi in
terra marchigiana, con un esperimento dì trasmissione senza fili
effettuato proprio nel capoluogo delle Marche. Le esperienze e le varie
applicazioni per le trasmissioni a lunga distanza, eseguite da Marconi,
hanno segnato date memorabili nel veloce cammino della radiotelegrafia.
Tra le tante, le più emozionanti sono state senza meno quelle
effettuate sulla Regia Nave Carlo Alberto e sull'Elettra (panfilo dello
scienziato).

Il vecchio faro con a sinistra la chiesa dei Cappuccini
(presunta fine'800)
Esperienze magari meno popolari, che hanno dimostrato però come
Marconi nei primi del'900 correva ormai sicuro e fiducioso per la via
maestra verso il perfezionamento dei suoi apparecchi.
Esse cominciarono a bordo dei Colonna nella traversata tra Bari ed Antivari
ove, con semplici dispositivi, fu sintonizzata la stazione di questa
nave con quelle delle due città; ma le più importanti
ebbero inizio al giungere dei Colonna ad Ancona. C'è in proposito
una preziosa testimonianza dei Capitano di Corvetta Quintino Bonomo,
comandante della nave, che ebbe l'onore di ospitare Guglielmo Marconi.
Egli cosli rileva il gran risultato dell'esperienza:
" ...Nella notte dal 7 all'8 agosto, verso le 24:00, Marconi,
il Comandante della Nave Sardegna Cav. Nícastro Enrico, il Comandante
Quintino Bonomo, il Tenente di Vascello Caprioli, l'assistente di Marconi
Mr. Kemp, il suo segretario Kershaw, si recarono a Monte Cappuccini
- Ancona - per ricevere i segnali che doveva trasmettere la stazione
di Poldhu distante circa 1750 km. Nessuno speciale preparativo era stato
fatto in precedenza alla stazione di Monte Cappuccini, conservando essa
il suo aereo (antenna) normale. La stazione di Poldhu aveva ricevuto
l'ordine di fare dall'una alle quattro (ora di Roma) delle trasmissioni
della durata di lo minuti ad intervalli di 5 minuti. Ogni trasmissione
doveva essere così costituita: tre capito, un punto fermo, 20
V un punto fermo e tre capito finali.
L'ultima trasmissione poi doveva comprendere una breve frase di saluto
e il nominativo della stazione. Alle una meno qualche minuto Marconi,
dopo aver opportunatamente sintonizzato gli apparati con la stazione
di Poldhu, si mise in ascolto al detector (modificato e perfezionato
nel tempo per migliorare la ricezione del segnale), ed alcuni istanti
dopo porse il ricevitore telefonico al Comandante della nave Sardegna
e successivamente a tutti i presenti, compresi il Capo semaforista Battelli
e gli altri suoi dipendenti, Tutti poterono con meraviglia constatare
la chiarezza e la forza dei segnali, principalmente in considerazíone
sia della limitata capacità dell'aereo della stazione, sia del
gran tratto di terre montuose interposto tra Monte Cappuccini e Poldhu,
e sia infine poiché quest'ultima stazione adoperava soltanto
la quarta parte dell'energia disponibile. Per dare un'idea della forza
con cui si percepivano i segnali di Poldhu, basterà paragonarla
a quella dei suoni che abitualmente si udivano al detector, dovuti ai
segnali di una stazione distante circa 30 o 40 km e che trasmetteva
con scintilla di 6 o 7 mm.
Quando si pensa inoltre che il detector adoperato fu quello
della stazione di Monte Cappuccini, e cioè uno dei regolamentari
Regia Marina, il cui ricevitore telefonico, per quanto buono, non poteva
ritenersi un campione di sensibilità, si comprenderà maggiormente
la sorpresa di allora, per il felice risultato ottenuto... Inoltre egli
volle far constatare ai presenti, gli effetti della luce solare sulle
comunicazioni a gran distanza. E' noto che l'influenza della luce tende
a ridurre la forza dei segnali, e quindi la portata della trasmissione;
e tale osservazione si deve a Marconi, che ne fece cenno, in seguito
alle esperienze del febbraio 1902 sul transatlantico Philadelphia, in
una lettera del 13 giugno dello stesso anno alla "Royal Institution"
di Londra... E' inutile dire che anche questi risultati furono controllati
con meraviglia da tutti i presenti..."

La vecchia stazione radiotelegrafica alle spalle dei semaforo.
Si notino subito dietro, i due tralicci dell'antenna
Quanto appena esposto, è una delle ultime esperienze
eseguite da Marconi in Italia, proprio in terra marchigiana, forse per
onorare il fisico Calzecchi Onesti.
Non bisogna dimenticare che oltre al grande Calzecchi Onesti, un altro
fisico marchigiano fu un collaboratore di Marconi; mi riferisco a Padre
Giuseppe GIANFRANCESCHI, un grande fisico purtroppo dimenticato,
che a mio avviso andrebbe ricordato per il suo grande contributo in
vari settori, tra cui quello delle trasmissioni. Nato ad Arcevia il
21 febbraio 1875, dopo gli studi elementari nel paese natio e dopo aver
conseguito la licenza liceale, Gianfranceschi si iscrisse all'università
di Roma ma giunto al quarto anno, pur non interrompendo gli studi, entrò
tra i Gesuiti. Si laureò ben presto in filosofia, in teologia,
in matematica, in ingegneria, in fisica, ed insegnò fisica sperimentale
all'Università Statale di Roma. Insegnò pure all'Università
Internazionale Gregoriana, astronomia, fisica e chimica divenendone
Rettore Magnifico, Presidente della Pontificia Accademia dei Nuovi lincei
e direttore della Radio Vaticana. La sua fama come docente universitario,
si diffuse subito in Italia ed all'estero grazie alle moltissime pubblicazioni
scientifiche.
Con dignità e rara competenza, svolse missioni scientifiche all'estero:
a Cambridge nel 1912 per il Congresso di Matematica; a Ginevra nel 1929
presso la Società delle Nazioni; a Parigi nel 1923 per un centenario
di Pasteur; di nuovo a Parigi nel 1932 per il Congresso di Matematica
e, nello stesso anno, a Filadeffia negli Stati Uniti per il centenario
di Beniamino Franklin. Lo troviamo a Madrid nei 1932 alla Conferenza
Internazionale di Radio Telegrafia e Radio Telefonia; nel 1933 è
a Lucerna, per la Conferenza Europea delle Telecomunicazioni. Chiamato
- come detto - a dirigere la Stazione Radio Telegrafica della Città
del Vaticano, attese con il massimo entusiasmo all'impianto ed all'esercizio
di essa. La stazione fu dotata dei mezzi e degli strumenti più
funzionanti da Guglielmo Marconi e trasmise in tutto il mondo. La stazione
non solo funzionò a scopi religiosi ma anche per la rapida diffusione
di lavori scientifici e di nuove invenzioni. La morte colse Gianfranceschi
a Roma il 9 luglio 1934. Ai funerali parteciparono ministri, cardinali,
ambasciatori italiani ed esteri, di lui parlarono Radio Austria, La
Radio Svizzera, La National Broadcastíng Company di New York,
la Radio Spagnola, quella Tedesca, la Francese, ecc.
Lo commemorarono in tornate accademiche o in sessioni speciali, lo Smithsonan
Istitute, le università di Tolosa, Pisa, Varsavia, Bologna, Bari,
Madrid, Modena, Berlino, Saragozza, Pavia, Milano, Padre Agostino Gemelli
Rettore dell'Università Cattolica, il Generale Umberto Nobile,
il celebre Enrico Fermi. Guglielmo Marconi ebbe a dire testualmente:
"ebbi agio per frequenti rapporti personali di aporezzare in
tutta la loro ampiezza le doti di mente e il carattere di Padre"
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Cerimonia di scopertura della targa |
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Dall'alto colle dei Cappuccini dal quale
un giorno tuonava il cannone degli stranieri per difendere ciò
che credevano un diritto d'altri ed era un'usurpazione, oggi
si spande per l'aria o si raccoglie la grande parola di pace
e fraternità.
Agosto 1904
Al genio di Guglielmo Marconi, l'Associazione
Radioamatori Italiani di Ancona a memoria pose.
Agosto 2004 |

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