Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995

Centenario della visita di Guglielmo Marconi
alla stazione radiotelegrafica
di Monte Cappuccini ad Ancona

5 - 10 agosto 1904

QUANDO il Comitato Regionale mi ha delegato a rappresentare le dieci Sezioni marchigiane alla presentazione dei libro la conquista dell'Etere scritto dall'amico Filippo Pacelli non avrei mai pensato di trovare su questa pubblicazione un capitolo relativo alla venuta di Guglielmo Marconi ad Ancona, proprio 100 anni fa per dimostrare le sue teorie, dall'alto di Monte Cappuccini, circa l'influenza della luce solare sulle comunicazioni a grande distanza.
Questo evento è sconosciuto ai più tanto che ne ho voluto subito parlare con la dott.ssa Barbara Valotti, responsabile del Museo Marconiano a Pontecchio, anch'ella presente alla prima del libro. Mi sarei attivato al più presto per una ricerca storica.
Dovete sapere che ad Ancona, nacque nel 1860 il quotidiano "L'Ordine Corriere delle Marche" oggi "Corriere Adriatico". Le varie proprietà succedutesi hanno sapientemente custodito tutto l'archivio storico dei tempi. E grazie alla dirigenza del Corriere, siamo riusciti a venire a conoscenza per mezzo delle sue cinque edizioni che vanno dal 5 ai 10 agosto 1904 i minuziosi quanto coloriti articoli, che raccontano tutti i fatti accaduti durante il ricevimento dell'illustre ospite ad Ancona. Ma soprattutto devo ringraziare il nostro "gancio" Filippo Pacelli che tramite il suo volume edito da MEF l'Autore Libri Firenze mi ha permesso di intraprendere questa splendida ricerca che va ad aumentare la già ricca memoria marconiana.
L'articolo che segue riporta i paragrafi più significativi desunti dalle cinque edizioni dei giornale oltre alla documentazione pubblicata su "la conquista dell'Etere".
Infine per ricordare questi fatti accaduti 100 anni or sono sarà attivata proprio da Monte Cappuccini nei giorni 7 e 8 agosto 2004 la stazione commemorativa con nominativo IY6GM.
La posa di una targa a ricordo sotto l'antico faro sarà la degna riconoscenza al grande inventore e a tutti coloro che si sono succeduti agli apparati della stazione radiotelegrafica.



il vecchio faro

Venerdì 5 agosto 1904
- La Regia Nave Sardegna parte da Bari con a bordo Guglielmo Marconi e il Ministro delle Poste e Telegrafi Steliuti-Scaia, alla volta di Ancona.
- La stazione radiotelegrafica di Monte Cappuccini dal 1° agosto non presta più esclusivamente servizio per la Regia Marina, ma anche pubblico e commerciale. La tassa per i radiogrammi è di 63 centesimi a parola. Il raggio di azione è di 300 chilometri.


l'ultima antica postazione dei telegrafo (è possibile vedere le fasce di vernice bianca e nera)

Il vecchio faro di Monte Cappuccini con l'ultimo semaforo


Sabato 6 agosto 1904
- Alle ore 16 circa, la R.N. Sardegna è giunta ad Ancona e si è ancorata fuori dal porto ali'aitezza dei Duomo.Con una lancia della stessa nave, montata da diciotto vogatori, la Giunta Comunale di Ancona ed altre autorità muovono dal moío verso la corazzata per porgere il benvenuto a Guglielmo Marconi.
- Alle 17 il Ministro Steiluti, Marconi, il comandante della Sardegna ed il suo aiutante di bandiera scendono sulla banchina dei porto di Ancona gremita di folla mentre le bande suonano la marcia reale. Marconi veste dì chiaro e cappello "Panama".
Ad attendere gli illustri ospiti ci sono quattro landeau che li trasporteranno sino ai Cappuccini.
- La stazione radioteiegrafica distava circa venti metri dal posto semaforico ed un funere maggiore della Regia Marina ne era il capo posto. Marconi gli chiese varie informazioni e con il suo assistente Kemp illustrò ai presenti il funzionamento della stazione trasmettendo inoltre alcune parole.
Fuori della stazione erano installate due torri in ferro alte circa venticinque metri controventate con cavi metallici. Tra i due tralicci è tesa una corda di acciaio con agli estremi gli isolatori. Alla corda sono assicurati i fili conduttori ricoperti, i quali riuniti poi in un solo filo, entrano in stazione attraverso un isolatore nel centro di un'apposita finestra.
Il fabbricato della stazione contiene inoltre il locale ove sono collocati i manipolatori per la trasmissione e gli apparati riceventi. L'ufficio telegrafico è quello già esistente presso il semaforo, che è collegato con un cavo speciale alla Centrale Telegrafica di Ancona.
C'è poi la sala macchine dove un motore "Didjou" a benzina di sei cavalli aziona una dinamo che genera l'energia elettrica necessaria ai funzionamento della stazione stessa.
Racconta il cronista del tempo: " ...l'energia elettrica che si sviluppa al tocco del manipolatore (tasto) è fortissima e dai grossi rocchetti parte una scintilla producente un rumore secco, come una frustata di canna d'India su un tavolo".
Marconi sottolineò l'ottima ubicazione della stazione riservandosi di tornarci il giorno seguente per eseguire gli esperimenti sulla sintonizzazione degli apparati.
- Alle ore 20 si tenne un suntuoso banchetto presso l'Hotel Vittoria offerto dal Municipio di Ancona. Oltre a Marconi, gli ospiti erano il Ministro Stelluti, il cornandante della R.N. Sardegna comm. Nicastro, il generale on. Pistoia, l'assistente Kemp ed il segretario di Marconi sig. Kershaw.
- Ore 21:30 Marconi torna a bordo della Sardegna con la lancia che filava sui mare tranquillo mentre centinaia di voci lanciavano nell'aria il grido entusiastico di Viva Marconi!

Domenica 7 agosto 1904
- Ore 9:15 Marconi, l'assistente Kemp e il segretario Kershaw nonché il comandante del Sardegna Nicastro e il capitano di corvetta Quintino Bonomo comandante la R.N. Colonna giunta ad Ancona in mattinata, si portano alla stazione radiotelegrafica di Monte Cappuccini ove si tratterranno sino alle ore 11 per condurre esperimenti.
- Ore 11 il ricevimento in Comune. in piazza del Municipio le guardie urbane ed i pompieri in alta uniforme sono schierati all'entrata dei Comune, dal cui balcone pendono la bandiera nazionale e quella di Ancona.


Vecchio faro

- Ore 22 grande ricevimento ai Casino Dorico dove Marconi dovette affacciarsi per rispondere alle acclamazioni della folla. E rivolgendosi al comandante Nicastro disse commosso: "è proprio sorprendente!"
Mentre gli ufficiali delle navi si trattennero sino a tardi per il ballo, lo scienziato e i comandanti dei Sardegna e dei Colonna, indossati abiti da lavoro in una stanza appositamente allestita, alle 23:30 presero la strada per Monte Cappuccini alla volta della stazione radiotelegrafica dove passeranno la notte per gli esperimenti.


il vecchio faro con la lanterna e la casa dei
fanalista ora demolita (1952)

Lunedì 8 agosto 1904
- Trascorsa da pochi minuti la mezzanotte del 7 agosto Guglielmo Marconi e il suo seguito sono all'interno della stazione per ricevere i segnali che l'altra stazione da Poldhu in Cornovaglia, distante 1750 chilometri, avrebbe trasmesso secondo ordini ben precisi. Dalle una alle quattro (ora di Roma) doveva eseguire trasmissioni della durata di dieci minuti a intervalli di cinque minuti. Ogni trasmissione doveva essere così costituita : tre capito, un punto fermo, venti lettere "V" un punto fermo e tre capito finali. L'ultima trasmissione poi, doveva comprendere una breve frase di saluto e il nominativo della stazione.


Veduta di Ancona con la sommità di Monte Cappuccini

Alle una meno qualche minuto Marconi, dopo aver opportunamente sintonizzato gli apparati con la stazione di Poldhu, si mise in ascolto al detector ed alcuni istanti dopo porse il ricevitore al comandante della nave Sardegna e successivamente a tutti i presenti, compreso il capo semaforista Battelli e agli altri suoi dipendenti. Tutti poterono constatare con meraviglia la chiarezza e la forza dei segnali, principalmente in considerazione sia della limitata capacità dell'aereo della stazione, sia dei gran tratto di terre montuose interposte tra Monte Cappuccini e Poldhu, e sia, infine, perché quest'ultima stazione adoperava soltanto la quarta parte dell'energia disponibile.
Per dare un'idea della forza con cui si percepivano i segnali di Poldhu, basterà paragonarla a quella dei suoni che abitualmente si udivano al detector, dovuti ai segnali di una stazione distante circa trenta o quaranta chilometri e che trasmetteva con una scintiila di 6 o 7 mm.
Quando si pensa inoltre che il detector adoperato fu quello della stazione di Monte Cappuccini, e cioè uno dei regolamentari della Regia Marina, il cui ricevitore telefonico, per quanto buono, non poteva ritenersi un campione di sensibilità. si comprenderà maggiormente la sorpresa di allora per il felice risultato ottenuto.
I metodi per ottenere risultati così sorprendenti erano tanto semplici e sicuri che si poterono ottenere ricezioni da Poldhu non solamente nelle notti seguenti nella stessa stazione di Monte Cappuccini, ma anche successivamente nella stazione di Torre Piloti, sulla Regia Nave Sardegna e persino sulla Regia Nave Colonna il cui aereo, sebbene avesse lo sviluppo superiore all'ordinario, aveva un'eievazione sul ricevitore di soli 17 metri. inoltre Marconi voile far constatare ai presenti gli effetti della luce solare sulle comunicazioni a grande distanza. E' noto che l'influenza della luce tende a ridurre la forza dei segnali e quindi la portata dellatrasm issi one. Questi medesimi risultati furono ottenuti a bordo dal personale imbarcato in seguito alle istruzioni ricevute dallo stesso scienziato.


il vecchio faro con l'iscrizione di PIO IX


Negli almanacchi e negli opuscoli dei panageristi che riportano le elargizioni benefiche del Pontefice per opere di pubblica utilità che solennizzarono l'ultimo viaggio di PIO IX nelle Marche non si fa cenno al Faro di Monte Cappuccini, ma per trovare le ragioni ideali per la costruzione del Faro si deve sicuramente risalire alla visita nel Maggio 1857 di PIO IX ad Ancona.
Infatti in una nota in calce ad una pubblicazione del Montaiuti si rileva che PIO IX, appena un mese prima della sua visita ad Ancona, aveva disposto che in città fosse istituito, a cura e spese del Governo, un osservatorio magnetico.
Il Faro seguì questa istituzione. La posizione di Monte Cappuccini era ideale. Il nuovo Faro alla Fresnel, che appariva su una torre cilindrica soprelevata ad una base rettangolare parallelepipeda, aveva il centro del fuoco a m. 123.82 sul livello del mare: il suo apparato era di luce bianca ruotante, allora, i lampi di 45 in 45 secondi ed ogni lampo era preceduto di quattro secondi da un chiarore meno vivo, in quanto il fuoco fisso era sempre acceso per non far perdere di vista il fanale dai naviganti.

Mercoledì 10 agosto 1904
- Alle 3:15 Guglielmo Marconi unitamente al comandante Bonomo, all'assistente Kemp e al resto dei seguito tornarono alla stazione di Monte Cappuccini. Poldhu aveva ricevuto ordine di fare le solite trasmissioni dalle quattro alle, sette (ora di Roma). Fino alle quattro e venticinque i segnali giunsero, come al soiito, forti e ben distinti: diventarono notevolmente più deboli dalle quattro e trenta alle quattro e quaranta, sino a rendersi assolutamente impercettibili alle quattro e cinquanta e cioè ventitré minuti prima che il Sole sorgesse all'orizzonte. E' inutile dire che anche questi risultati furono controllati con meraviglia da tutti i presenti.
- Alle 7:30 Marconi lascia definitivamente la stazione radiotelegrafica di Monte Cappuccini.
- Ore 12:30 le Autorità dei Comune di Ancona si recano a bordo della Regia Nave Sardegna per il commiato. Guglielmo Marconi, con quella modestia che gli è propria, che dei resto si trova sempre negli uomini veramente sommi, insistè nel riaffermare che le onoranze tributategli erano superiori ai suoi meriti di semplice lavoratore. Alle ore 12:40 la Sardegna levava l'ancora diretta a Venezia mentre la Regia Nave Colonna, che l'aveva anticipata di circa un'ora, era già in rotta per la città lagunare.

Gianfranco Gervasi, I6GFX A.R1 Sezione di Ancona


La conquista Marconi: Marchigiani in prima linea
di Filippo Pacelli

MARCONI fin da ragazzo affascinato dai fenomeni elettrici, riusciva a riprodurre all'interno di quattro mura delle scariche d'onde elettromagnetiche avvicinandosi così alle reali condizioni di una scarica elettrica, ovviamente con intensità minori, che normalmente riscontriamo in un temporale.
E' questa innata passione per l'elettricità che ha fatto di lui quel prezioso scienziato italiano di fama mondiale che è stato.
Diversi anni prima, per Calzecchi Onesti, noto scienziato marchigiano nato a Lapedona (AP) il 15/12/1853, morto a Monterubbiano il 22/11/1922 (più anziano di Marconi) e laureato in fisica presso l'università di Pisa, non fu poi così diverso; le sue ricerche spaziavano in diversi campi, quali l'elettricità, l'acustica, la meteorologia e la termometria.
Nel 1884, durante il periodo di insegnamento a Fermo, e quindi avendo a disposizione per le proprie ricerche soltanto le modestissime attrezzature che poteva offrire un liceo, e per di più di provincia, a seguito di una serie di esperimenti scopri la proprietà che le polveri metalliche hanno di acquistare una notevole conducibilità elettrica in seguito a svariate eccitazioni come extracorrenti, scariche elettriche, induzione elettrostatica, ecc.... e costrui il suo "tubetto a limatura" che molti anni dopo, con il nome di COHERER, fu usato da Marconi come rivelatore di onde elettromagnetiche, nel suo primo apparecchio di telegrafia senza fili.
I risultati degli esperimenti sulla conducibilità elettrica delle polveri metalliche vennero resi noti da Calzecchi Onesti in tre articoli pubblicati dalla rivista "Nuovo Cimento" tra il 1884 e il 1886, dove ci si limitava però a descrivere il fenomeno, senza indagare a fondo sulle cause che lo determinano.
Sei anni dopo i fisici Eduard Branly e Oliver Lodge usarono, per le loro ricerche sulla natura delle onde elettromagnetiche scoperte da Hertz, dei tubi a limatura metallica, molto simili a quello ideato da Calzecchi Onesti, che quindi è l'inventore dei coherer, mentre è erronea l'attribuzione che talvolta se ne dà a Branly. Anche Marconi riconobbe che fu a seguito degli articoli di Calzecchi Onesti che per la prima volta venne a conoscenza della descrizione dei coherer, che dìvenne una parte così importante dei suo apparato di radiotelegrafia.
In sintesi, Calzecchi Onesti che fu l'inventore di quel prezioso tubetto di vetro, successivamente chiamato da Oliver Lodge "coherer", e utilizzato da Marconi come rilevatore di onde elettromagnetiche, lo realizzò come dispositivo per rilevare i fulmini; in sostanza era un interruttore comandato da impulsi elettrici, ecco perché appena ideato veniva utilizzato soprattutto come "Storm Detector".


Copertina dei libro "La conquista dell'Etere"

Ciò che fu iniziato da Calzecchi Onesti, fu successivamente "consacrato" da Marconi in terra marchigiana, con un esperimento dì trasmissione senza fili effettuato proprio nel capoluogo delle Marche. Le esperienze e le varie applicazioni per le trasmissioni a lunga distanza, eseguite da Marconi, hanno segnato date memorabili nel veloce cammino della radiotelegrafia.
Tra le tante, le più emozionanti sono state senza meno quelle effettuate sulla Regia Nave Carlo Alberto e sull'Elettra (panfilo dello scienziato).


Il vecchio faro con a sinistra la chiesa dei Cappuccini (presunta fine'800)


Esperienze magari meno popolari, che hanno dimostrato però come Marconi nei primi del'900 correva ormai sicuro e fiducioso per la via maestra verso il perfezionamento dei suoi apparecchi.
Esse cominciarono a bordo dei Colonna nella traversata tra Bari ed Antivari ove, con semplici dispositivi, fu sintonizzata la stazione di questa nave con quelle delle due città; ma le più importanti ebbero inizio al giungere dei Colonna ad Ancona. C'è in proposito una preziosa testimonianza dei Capitano di Corvetta Quintino Bonomo, comandante della nave, che ebbe l'onore di ospitare Guglielmo Marconi. Egli cosli rileva il gran risultato dell'esperienza:

" ...Nella notte dal 7 all'8 agosto, verso le 24:00, Marconi, il Comandante della Nave Sardegna Cav. Nícastro Enrico, il Comandante Quintino Bonomo, il Tenente di Vascello Caprioli, l'assistente di Marconi Mr. Kemp, il suo segretario Kershaw, si recarono a Monte Cappuccini - Ancona - per ricevere i segnali che doveva trasmettere la stazione di Poldhu distante circa 1750 km. Nessuno speciale preparativo era stato fatto in precedenza alla stazione di Monte Cappuccini, conservando essa il suo aereo (antenna) normale. La stazione di Poldhu aveva ricevuto l'ordine di fare dall'una alle quattro (ora di Roma) delle trasmissioni della durata di lo minuti ad intervalli di 5 minuti. Ogni trasmissione doveva essere così costituita: tre capito, un punto fermo, 20 V un punto fermo e tre capito finali.
L'ultima trasmissione poi doveva comprendere una breve frase di saluto e il nominativo della stazione. Alle una meno qualche minuto Marconi, dopo aver opportunatamente sintonizzato gli apparati con la stazione di Poldhu, si mise in ascolto al detector (modificato e perfezionato nel tempo per migliorare la ricezione del segnale), ed alcuni istanti dopo porse il ricevitore telefonico al Comandante della nave Sardegna e successivamente a tutti i presenti, compresi il Capo semaforista Battelli e gli altri suoi dipendenti, Tutti poterono con meraviglia constatare la chiarezza e la forza dei segnali, principalmente in considerazíone sia della limitata capacità dell'aereo della stazione, sia del gran tratto di terre montuose interposto tra Monte Cappuccini e Poldhu, e sia infine poiché quest'ultima stazione adoperava soltanto la quarta parte dell'energia disponibile. Per dare un'idea della forza con cui si percepivano i segnali di Poldhu, basterà paragonarla a quella dei suoni che abitualmente si udivano al detector, dovuti ai segnali di una stazione distante circa 30 o 40 km e che trasmetteva con scintilla di 6 o 7 mm.
Quando si pensa inoltre che il detector adoperato fu quello della stazione di Monte Cappuccini, e cioè uno dei regolamentari Regia Marina, il cui ricevitore telefonico, per quanto buono, non poteva ritenersi un campione di sensibilità, si comprenderà maggiormente la sorpresa di allora, per il felice risultato ottenuto... Inoltre egli volle far constatare ai presenti, gli effetti della luce solare sulle comunicazioni a gran distanza. E' noto che l'influenza della luce tende a ridurre la forza dei segnali, e quindi la portata della trasmissione; e tale osservazione si deve a Marconi, che ne fece cenno, in seguito alle esperienze del febbraio 1902 sul transatlantico Philadelphia, in una lettera del 13 giugno dello stesso anno alla "Royal Institution" di Londra... E' inutile dire che anche questi risultati furono controllati con meraviglia da tutti i presenti..."


La vecchia stazione radiotelegrafica alle spalle dei semaforo.
Si notino subito dietro, i due tralicci dell'antenna

Quanto appena esposto, è una delle ultime esperienze eseguite da Marconi in Italia, proprio in terra marchigiana, forse per onorare il fisico Calzecchi Onesti.
Non bisogna dimenticare che oltre al grande Calzecchi Onesti, un altro fisico marchigiano fu un collaboratore di Marconi; mi riferisco a Padre Giuseppe GIANFRANCESCHI, un grande fisico purtroppo dimenticato, che a mio avviso andrebbe ricordato per il suo grande contributo in vari settori, tra cui quello delle trasmissioni. Nato ad Arcevia il 21 febbraio 1875, dopo gli studi elementari nel paese natio e dopo aver conseguito la licenza liceale, Gianfranceschi si iscrisse all'università di Roma ma giunto al quarto anno, pur non interrompendo gli studi, entrò tra i Gesuiti. Si laureò ben presto in filosofia, in teologia, in matematica, in ingegneria, in fisica, ed insegnò fisica sperimentale all'Università Statale di Roma. Insegnò pure all'Università Internazionale Gregoriana, astronomia, fisica e chimica divenendone Rettore Magnifico, Presidente della Pontificia Accademia dei Nuovi lincei e direttore della Radio Vaticana. La sua fama come docente universitario, si diffuse subito in Italia ed all'estero grazie alle moltissime pubblicazioni scientifiche.
Con dignità e rara competenza, svolse missioni scientifiche all'estero: a Cambridge nel 1912 per il Congresso di Matematica; a Ginevra nel 1929 presso la Società delle Nazioni; a Parigi nel 1923 per un centenario di Pasteur; di nuovo a Parigi nel 1932 per il Congresso di Matematica e, nello stesso anno, a Filadeffia negli Stati Uniti per il centenario di Beniamino Franklin. Lo troviamo a Madrid nei 1932 alla Conferenza Internazionale di Radio Telegrafia e Radio Telefonia; nel 1933 è a Lucerna, per la Conferenza Europea delle Telecomunicazioni. Chiamato - come detto - a dirigere la Stazione Radio Telegrafica della Città del Vaticano, attese con il massimo entusiasmo all'impianto ed all'esercizio di essa. La stazione fu dotata dei mezzi e degli strumenti più funzionanti da Guglielmo Marconi e trasmise in tutto il mondo. La stazione non solo funzionò a scopi religiosi ma anche per la rapida diffusione di lavori scientifici e di nuove invenzioni. La morte colse Gianfranceschi a Roma il 9 luglio 1934. Ai funerali parteciparono ministri, cardinali, ambasciatori italiani ed esteri, di lui parlarono Radio Austria, La Radio Svizzera, La National Broadcastíng Company di New York, la Radio Spagnola, quella Tedesca, la Francese, ecc.
Lo commemorarono in tornate accademiche o in sessioni speciali, lo Smithsonan Istitute, le università di Tolosa, Pisa, Varsavia, Bologna, Bari, Madrid, Modena, Berlino, Saragozza, Pavia, Milano, Padre Agostino Gemelli Rettore dell'Università Cattolica, il Generale Umberto Nobile, il celebre Enrico Fermi. Guglielmo Marconi ebbe a dire testualmente: "ebbi agio per frequenti rapporti personali di aporezzare in tutta la loro ampiezza le doti di mente e il carattere di Padre"

 

Cerimonia di scopertura della targa
 
Dall'alto colle dei Cappuccini dal quale un giorno tuonava il cannone degli stranieri per difendere ciò che credevano un diritto d'altri ed era un'usurpazione, oggi si spande per l'aria o si raccoglie la grande parola di pace e fraternità.

Agosto 1904

Al genio di Guglielmo Marconi, l'Associazione Radioamatori Italiani di Ancona a memoria pose.

Agosto 2004


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