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di Elio Antonucci
Ricordiamo
una pioniera, Alfonsina Morini, che ha dedicato la vita,
dai 10 ai 68 anni, alla sua bicicletta. Nel 1924 il primo Giro d'Italia.

Alfonsina Morini
in Strada, nei primi anni della sua carriera ciclistica
Ai
tempi di Girardengo, Belloni, Bottecchia correva su strada anche una
donna, la bolognese Alfonsina Morini in Strada. Essa disputò
nel 1924 il Giro d'Italia classificandosi trentesima davanti a diversi
altri corridori. Trentasei volte ella vinse gare ciclistiche contro
uomini.
Alfonsina Morini era nata a Riolo di Castelfranco Emilia il 16 marzo
1891 da una famiglia di contadini. Aveva cominciato a correre con la
vecchia bicicletta del padre ed era stata la "vedette" delle
competizioni sportive della zona. Per la gente di Castelfranco, era
diventata "il diavolo in gonella". Amici, parenti e genitori
non vedevano certo di buon occhio i propositi; non è difficile
immaginare la fermezza con la quale essi si opposero alla passione della
figliola. Alla fine si disse chiaro che doveva sposarsi e farla finita
con certe manie sportive. Così nel 1915, ad appena 24 anni Alfonsina
si sposò con il cesellatore Luigi Strada: un uomo intelligente,
moderno, senza pregiudizi, che anzichè ostacolare la passione
della sposina la approvò e la appoggiò in pieno. Si capì
subito il giorno delle nozze quando ricevette in dono dal marito una
bicicletta nuova fiammante, con i manubri ricurvi all'indietro proprio
come occorreva per gareggiare. E se ne ebbe conferma l'anno successivo
quando la coppia si trasferì a Milano e Alfonsina cominciò
ad allenarsi regolarmente sotto la guida del marito.
Nel 1924 Emilio Colombo direttore della "Gazzetta dello sport"
ammise Alfonsina al Giro d'Italia. A quei tempi le strade non erano
asfaltate, le biciclette pesavano almeno venti chili, il cambio di velocità
non esisteva. Fu un successo che Alfonsina consolidò durante
la gara: e non per i risultati ottenuti, ma per aver saputo dimostrare
che anche le donne potevano compiere la immane fatica.
Partì con la sua bicicletta da uomo, con i suoi calzoni alla
Zuava, con il viso buono e sorridente, donna, prima ancora che atleta,
riuscì ad arrivare fino a Napoli. Aveva compiuto regolarmente
quattro tappe: la Milano-Genova (arrivando con un'ora di distacco dal
primo ma precedendo molti rivali), la Genova-Firenze (in cui si classificò
al cinquantesimo posto su 65 concorenti), la Firenze-Roma, giungendo
con soli tre quarti d'ora di ritardo sul primo e davanti ad un folto
gruppo di concorrenti, e la Roma-Napoli dove ebbe modo di confermare
la sua resistenza.
Nella tappa L'Aquila-Perugia, si scatenò il finimondo: pioggia
e vento flagellarono il percorso già irto di enormi difficoltà
per la impraticabilità delle strade del Sud e non c'è
da stupirsi se Alfonsina arrivò fuori tempo massimo. Pertanto
fu messa fuori gara dopo una polemica violentissima dato che una parte
dei giudici sembravano propenzi alla clemenza per le particolari circostanze
in cui aveva avuto luogo la tappa e per il valore già dimostrato
in precedenza dalla ciclista in gonnella. Da evidenziare che Alfonsina
fu vittina di alcune cadute e di molte forature. Alla fine la spuntarono
gli oppositori. Ma Emilio Colombo, che aveva capito quale curiosità
suscitasse nel pubblico la prima ciclista della storia, le consentì
di seguire la corsa pagandole di tasca propria l'alloggio e il massaggiatore.
A Fiume, Alfonsina giunse con venticinque minuti di ritardo, ma non
un solo spettatore lasciò le tribune prima del suo arrivo: tutti
volevano vedere questa donna eccezionale. Quel giorno era caduta e si
era ferita. Arrivò piangendo e la folla la strappò dalla
bicicletta acclamandola come i campioni più reputati.
La donna continuò a seguire il giro fino a Milano, osservando
gli stessi orari e gli stessi regolamenti dei corridori. Il giro ebbe
dodici tappe per un totale di 3618 chilometri e si concluse con la vittoria
di Giuseppe Enrici dopo un entusiasmante duello con Federico Gay. Partiti
da Milano in 90, i corridori vi tornarono in 30 e dei 30 faceva parte
anche Alfonsina.
Negli anni successivi fu negato ad Alfonsina l'iscrizione al Giro, che
però seguì ancora per lunghi tratti per suo conto conquistando
l'amicizia, la stima e l'ammirazione di Cougnet, Giardini, Emilio Colombo,
Cattaneo, Lattuarda, Girardengo, ed di molti giornalisti e corridori.
Alfonsina pensò di sfruttare la propria abilità pertecipando
a diversi varietà in Italia ed all'estero, si esibì persino
nei circhi, correndo sui rulli. Andò in Spagna, in Francia, nel
Lussemburgo. Nel 1937, a Parigi, battè la campionessa francese
Robin. Nel 1938, a Longchamp, conquistò il record femminile dell'ora
(35,28).
Rimasta vedova di Luigi Strada, Alfonsina si risposò a Milano
il 9 dicembre 1950, con un ex ciclista che aveva colto numerosi allori
su pista, il gigantesco Carlo Messori, con l'aiuto del quale continuò
nella sua attività sportiva fino a che non decise di abbandonare
lo sport ma non la bicicletta che continuò ad usare come mezzo
di locomozione. E rimase sempre in quel nel mondo perchè con
il secondo marito aprì a Milano un negozio di biciclette con
annessa una piccola officina per le riparazioni. Messori riversò
tutta la stima e l'affetto che nutriva per la moglie in una biografia,
iniziata nel '52 in cui faceva più opera di apologeta che di
storico. Forse non finì mai: quel che è certo è
che nessuno editore si preoccupò di pubblicarlo. Messori morì
nel 1957 e Alfonsina rimase sola a curare la casa milanese di via Varesina
dove era andata ad abitare, e la bottega di riparazioni che aveva gestito
con il secondo marito per più di vent'anni. Ogni giorno, per
andare al lavoro Alfonsina usava la sua vecchia bicicletta da corsa
indossando una abbondante gonna pantalone. Quando cominciò a
sentirsi ancora più stanca comperò una Moto Guzzi 500
cmc. Pare che per aquistare la motocicletta di colore rosso, avesse
venduto parte delle sue medaglie e dei suoi trofei.
Viveva sola in due stanze con poca luce, diceva di avere una figlia
sposata a Bologna. Ma non era vero. Voleva far credere di non essere
sola al mondo. (NdR a Idice di San Lazzaro di Savena
vivono ancora oggi dei suoi parenti) Morì il 13 settembre del
1959 (domenica) all'età di 68 anni. Era partita da casa molto
presto con la sua moto per assistere alla famosa "Tre Valli Varesine"
ed era rientrata a sera. Alla portiera di casa aveva detto "Come
mi sono divertita, signora. Proprio una bella giornata. Ora porto la
moto in negozio e torno in bicicletta" uscì. La portiera
sentì che cercava di avviare la moto ma non vi riusciva. Si affacciò
sulla strada per vedere: Alfonsina spingeva con forza, con rabbia sulla
leva di avviamento. D'un tratto la moto le sfuggì di mano, e
lei le cadde sopra come volesse abbracciarla. La soccorsero, la caricarono
su una macchina per portarla all'ospedale, ma quando arrivarono era
già morta per una crisi cardiaca.
Si pensava nel 1959, che con lei fosse cominciata e finita la storia
delle donne cicliste. I tempi sono cambiati e il ciclismo femminile
ha conquistato notevoli primati. Alfonsina Morini sarebbe certamente
contenta di saperlo.
Andava in bicicletta perchè le piaceva più di ogni altra
cosa al mondo e se esistesse il premio "una vita per lo sport"
toccherebbe proprio a lei che ha cominciato a correre a dieci anni e
che, a sessantotto, ha reclinato il capo su un manubrio.

Alfonsina Morini
in Strada, nei primi anni della sua carriera ciclistica Morini in Strada

Alfonsina Morini
in Strada, nei primi anni della sua carriera ciclistica Morini in Strada

Una delle ultime
immagini di Alfonsina Morini in Strada

Una foto di Alfonsina Strada
nella sua casa milanese
A
Lucca, il 26 ottobre del 1994 in un incidente d'auto è deceduta
ad appena 21 anni Michela Fanini maglia azzurra del ciclismo femminile.
Messa in bici dal padre prima ancora di aver imparato a camminare bene,
aveva bruciato le tappe della carriera, cominciando con le gare a nove
anni. Nove vittorie da Juniores, con la prima maglia azzurra indossata
a 16 anni, poi l'esordio nella categoria superiore, nel'92, subito coronato
dal successo nel campionato italiano.
Nel '93, nei mondiali di Oslo aveva conquistato una medaglia di bronzo
nel quartetto della 50 Km. Nel 1994, vinse il giro d'Italia femminile.
Articolo
tratto dal mensile:
Bologna - ieri, oggi, domani - n. 32 gennaio 1995 anno IV

Alfonsina Strada
in sella alla sua moto Guzzi 500 per le vie di Milano

E' stato
pubblicato nel 2004 un libro, con il titolo:
gli anni ruggenti
di
Alfonsina Strada
Il
romanzo dell'unica donna che ha corso il Giro d'Italia assieme agli
uomini.
Paolo Facchinetti - edicicloeditore,
160 p., 12,50 euro.
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Il romanzo dell'unica donna
che ha corso il Giro d'Italia assieme agli uomini rivoluzionando
tutte le convenzioni sociali.
Un diavolo in gonnella negli anni epici del ciclismo. Sullo
sfondo le corse leggendarie e i loro protagonisti.
La storia straordinaria e misconosciuta di Alfonsina Morini
da Castelfranco Emilia, maritata Strada, inarrestabile protagonista
di mirabolanti imprese ciclistiche.
Classe 1891, di origini poverissime, Alfonsina Strada sfida
ogni convenzione sociale: a inizi Novecento, quando essere donna
significa essenzialmente essere moglie e madre, lei inforca
la bicicletta e corre. Corre a Bologna, Torino, Milano, Parigi.
Corre due Giri di Lombardia, assieme a Girardengo. Trentasei
volte vince contro gli uomini. A Pietroburgo riceve gli applausi
dello Zar Nicola. Al Parco dei Principi stabilisce il record
dell'ora femminile. Poi arriva il Giro d'Italia dove arriva
ultima ma rimarrà l'unica donna ad avervi partecipato.
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Alfonsina Morini
Si ringraziano gli eredi
di Alfonsina Morini, della cortese autorizzazione per la pubblicazione
delle foto e dei dati forniti.
Per
contattarci, scrivete alla redazione di radiomarconi Grazie.
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