Fondato nel 1995
LA TRASMISSIONE TRANSATLANTICA DI MARCONI.
ALCUNE CONSIDERAZIONI.
Quanti
dubitarono che nell'isola di Terranova Marconi avesse potuto raccogliere
un segnale trasmesso da Poldhu in Cornovaglia, a 3400 chilometri, su
un'ondata della lunghezza di 1800 metri, non avevano tutti i torti.
A suo dire i tre punti della lettera "S" ricevuti ripetutamente
per un paio di giorni erano chiarissimi, ma molto deboli; infatti furono
uditi in cuffia, utilizzando il sensibilissimo coherer a goccia di mercurio
costruito alla Spezia nei laboratori della Regia Marina.
Quanto all'antenna, essa era rappresentata da un conduttore di 120 metri
di lunghezza appeso ad un cervo volante. La cosa più verosimile
è che l'incredibile ricezione sia avvenuta su un'armonica di
quella che potremo definire la lunghezza nominale dell'onda trasmessa
da Poldhu, che era, come si è detto, di 1800 metri.
La quarta armonica era infatti un'onda di 450 metri, nella banda cioè
delle onde medie, e l'altezza dell'antenna, che il vento faceva variare
rendendo discontinua la ricezione, era poco lontano dal quarto di tale
lunghezza che, in cifra tonda, era di 112 metri.
La stazione di Poldhu irradiava una potenza di poco meno do 10 KW, dei
quali, evidentemente, solo una piccola parte interessava la quarta armonica.
Marconi esultò del successo, che escludeva la curvatura della
Terra come ostacolo insormontabile per le trasmissioni a grandi distanze.
Ma la sua fretta di tentare nuovamente la prova a bordo di un transatlantico
in navigazione, ricevendo anche su una stampante Morse per avere un
documento tangibile dei suoi risultati, fa pensare che egli, in pochi
minuti, avesse capito quello che noi abbiamo capito in poco tempo di
un secolo. Infatti, per quel debole segnale ricevuto in cuffia, poté
essere sufficiente una potenza inferiore a 1 mW; ma per chiudere il
servo-relais di una stampante Morse di mW ne occorrevano molte centinaia.
La disponibilità di tale potenza era possibile modificando la
gigantesca e complicata antenna di Poldhu. Come si può, con filtri,
ridurre e quasi annullare la potenza dispersa in un'armonica, così,
con collegamenti e componenti analoghi ma di effetto opposto, si può
esaltare la potenza irradiata su un'armonica, che diventa in effetti
la nuova lunghezza d'onda della stazione trasmittente.
Marconi deve avere dato subito disposizioni perché i suoi validissimi
collaboratori di Poldhu, e in particolare l'ing. Woodward, cominciassero
una serie di prove, modificando collegamenti e componenti dell'antenna.
Lui stesso affrettò al massimo il ritorno in Inghilterra. Le
ricezioni a S. Giovanni di Terranova erano avvenute il 12 e 13 dicembre
1901. La notizia del riuscito esperimento, che aveva lasciato abbastanza
freddi gli specialisti europei e freddissimi quelli bolognese, aveva
invece suscitato un enorme entusiasmo in Canada e negli States. Marconi
cercò di sottrarsi alla maggior parte dell'innumerevole inviti,
per raggiungere al più presto New York, dove però, il
13 gennaio, non poté non partecipare all'imponente banchetto
offerto in suo onore al Waldorf Astoria dell'AIEE. Ma, superati i festeggiamenti,
s'imbarcò sul nuovissimo transatlantico inglese Teutonic e rimase
chiuso nella sua cabina, senza voler parlare con nessuno, per tutti
i dieci giorni della traversata. Entro lo stesso mese del gennaio 1902
era già a Londra, dove aveva preso alloggio con sua madre in
un piccolo albergo di cui conoscevano l'indirizzo solo i suoi stretti
collaboratori.
Dalla biografia scritta dal Marchese Solari si ha la testimonianza che,
alla sua partenza da Londra per Liverpool la mattina del 15 novembre
1901, Marconi era teso e visibilmente in ansia, preoccupatissimo dell'enorme
spesa che veniva sostenuta per quell'esperimento. Al suo ritorno, invece,
Marconi apparì subito raggiante di gioia e pieno di fiducia.
La prova inconfutabile per il mondo intero era però quella che
egli precipitosamente preparava a bordo del transatlantico americano
Philadelphia. Su di esso, diretto a New York, Marconi salò da
Cherbourg il 22 febbraio, e subito si ebbero i più soddisfacenti
risultati. Sulle zone della stampante Morse l'ufficiale di rotta segnava
e siglava il punto della nave e l'ora, e il comandante della nave, capitano
Milles, controfirmava. Si arrivò così a ricevere in modo
chiarissimo fino a 2495 chilometri da Poldhu, e in modo meno chiaro
fino a 3220 chilometri.
In quella crociera Marconi fece però un'altra importante scoperta.
Il segnale era molto più forte durante la notte che durante il
giorno. E questo è per noi un altro indizio che egli riceveva
su un'onda media: diversamente questo effetto non sarebbe stato sensibile.
Come si vede, le modifiche che devono essere state fatte all'antenna
di Poldhu avevano dato risultati eccellenti. Esse si erano svolte indubbiamente
controllando la ricezione su imbarcazioni che incrociavano a qualche
decina e a qualche centinaio di miglia al largo della Cornovaglia, nella
direzione di quella che sarebbe stata la rotta del Philadelphia. E'
quindi possibile che, grazie alla riduzione della lunghezza d'onda,
si sia realizzata per tentativi, forse per la prima volta, anche una
certa direzionalità della trasmissione. Era stato finalmente
dissipato qualsiasi dubbio che quei primi segnali avessero veramente
varcato l'Oceano dalla Cornovaglia a Terranova. E nel 1903 la casa editrice
Zanichelli di Bologna pubblicò la prima edizione di un grosso
volume (518 pagine) dal titolo La telegrafia senza filo: ne erano autori
Augusto Righi e il suo assistente Bernardo Dessau, il quale riuscì
ad aggiungere gli esperimenti fatti con la nave da guerra Carlo Alberto.
Ma è molto verosimile che quel libro sia stato messo in cantiere
subito dopo la notizia dei risultati ottenuti sul Philadelphia. Quanto
alla prima crociera del Carlo Alberto, questo moderno incrociatore,
con un gran pavese di antenne, aveva raggiunto Kronstadt, in Russia;
e dopo che si ebbe la prova che le onde elettromagnetiche si potevano
propagare anche al di sopra dei continenti, rientrò alla Spezia,
dove Marconi sbarcò il 12 settembre 1902. Come si vede, in quei
mesi cruciali, poco meno di cento anni fa, Marconi non aveva perduto
nemmeno un giorno. Tutto questo ingigantì la sua popolarità
e contribuì al rilancio della sua Compagnia, che aumentò
il distacco dai concorrenti che incalzavano. E' ben comprensibile, quindi,
che Marconi desse la massima pubblicità ai risultati raggiunti,
ma serbasse il più assoluto riserbo sul modo in cui era riuscito
ad ottenere il successo.
Devo
molto, per queste mie note, agli scambi d'idee che in una decina d'anni
ho avuto col Dott. Goliardo Tomassetti - I4BER, gia' responsabile del
laboratorio microonde dell'Osservatorio di radioastronomia di Medicina,
presso Bologna, e, per la prima parte di questo scritto, alle parole
dette dall'amico e collega G. C. Corazza il 15 ottobre 1995 alla conclusione
della Convention Radiantistica Internazionale che si e' tenuta a Bologna,
promossa dall'Associazione Radiantistica Italiana nel primo centenario
dell'invenzione della radio. Per il primo atto di questa straordinaria
vicenda le parole di Corazza mi hanno confermato nell'ipotesi che da
tempo andavo accarezzando e, del resto, qui a Bologna, non ero il solo,
Inoltre tali parole sono state lo stimolo per cercare una conferma nell'analisi
dell'esperimento successivo sul Philadelphia, che per la storia delle
telecomunicazioni mi sembra altrettanto importante.
Di Giorgio Tabarroni tratto
dal Quaderno di storia della Fisica n. 1 1997 pag. 241
Per contattarci, scrivete alla redazione di radiomarconi Grazie.
Copyright © 1997-2008, all rights reserved
The material on this page are the responsibility of its author
|